Indice degli argomenti

  • Storia del diritto italiano (A-F) - Prof. Paolo Marchetti - a.a. 2015/2016


    Curriculum accademico
    Si è laureato in giurisprudenza  presso l'Università di Macerata conseguendo la votazione di 110 con lode.
    Nell'anno accademico 1991/92 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia del diritto moderno.
    Nel 1995 ha vinto una borsa di studio NATO-CNR presso il GERN di Parigi.
    Ha partecipato alla ricerca CNR diretta dal professor Mario Sbriccoli dell'Università di Macerata:Alle origini del moderno sistema accusatorio. Teorie della prova nei sistemi europei del sec. XIX (Francia, Germania, Inghilterra), progetto presentato nel 1990.
    Nel 1998 ha vinto un concorso per ricercatore universitario (settore disciplinare N19X) presso l'Università degli Studi di Teramo.
    Nell'anno accademico 2001/2002 è diventato professore associato in Storia del diritto italiano nell'Università degli Studi di Teramo.
    Ha partecipato al PRIN 2004 coordinato dal prof. Mario Sbriccoli: L'inchiesta giudiziaria tra Otto e Novecento, dirigendo l'Unità di ricerca teramana: L'inchiesta giudiziaria nel processo politico tra Otto e Novecento. Nel 2008 ha trascorso un soggiorno di studio all'Università di Berkeley in California
    Dall'anno accademico 2012/2013 è professore di prima fascia in Storia del diritto italiano nell'Università degli Studi di Teramo. Dopo essere stato Presidente della commissione paritetica professori-studenti è attualmente Presidente del Corso di laurea Magistrale in giurisprudenza

    OBIETTIVI DEL CORSO, PREREQUISITI E PROPEDEUTICITA'

    • Obiettivi formativi generali: Il corso di Storia del diritto italiano si comporrà di due sezioni: una istituzionale (divisa in due parti) ed una monografica. Nella parte istituzionale (che occuperà circa i tre quarti del corso) verranno ripercorse le tappe fondamentali della storia del diritto europeo, dall’alto medioevo all’età delle codificazioni. Il punto di partenza di questo lungo itinerario sarà quello che Paolo Grossi chiama il “medioevo della prassi”, epoca storica in cui il diritto fu una produzione specifica di abitudini e comportamenti consolidati, senza l’ausilio edificativo della scienza giuridica e senza un rilevante intervento autoritativo da parte del potere politico. Si passerà poi ad analizzare l’epoca basso medioevale (il “medioevo sapienziale”) in cui, al contrario, il contributo della scienza giuridica fu decisivo. Passando per la crisi del sistema di diritto comun , si arriverà ad illustrare le principali tappe del processo di codificazione in Europa (colto nelle tre principali aree di influenza giuridica: area prussiana, area austriaca, area francese); un processo sostenuto da una corrente di pensiero, come l’illuminismo giuridico, che non si mancherà di analizzare attraverso l’opera dei suoi principali esponenti (Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Beccaria). Particolare attenzione verrà dedicata alla Rivoluzione francese ed ai codici di Napoleone. Nella parte monografica verrà approfondito il tema del rapporto tra il diritto penale tardo ottocentesco e le scienze medica e psicologica coeve. In particolare verrà affrontato il dibattito che questi saperi alimentarono attorno al tema della responsabilità penale. Obiettivo della prima parte del corso è quello di rendere consapevole lo studente della necessaria relatività dell'esperienza storico-giuridica. Superando la rassicurante posizione che vorrebbe vedere la contemporaneità come l'esito insuperabile dei tempi della storia, lo studente dovrebbe iniziare a valutare il fatto che in epoche precedenti sono state date risposte differenti a determinati problemi. Risposte che potrebbero rappresentare (tenute presenti le dovute differenze) modelli alternativi di organizzazione della società odierna. Nella seconda parte del corso si cercherà di avvicinare lo studente ai motivi ispiratori del diritto dell'Europa continentale. Nonostante le imponenti trasformazioni prodotte dal fenomeno della globalizzazione, rimane infatti nel diritto dei principali paesi europei una matrice che affonda le proprie radici nelle idee che animarono giuristi e movimenti di pensiero nel corso del XVIII secolo. Per quanto concerne la parte monografica, si cercherà di illustrare abilità e le competenze lo studente come le abilità e le competenze specifiche acquisite nel corso dell'anno possano essere applicate all'analisi e allo studio di un tema storico-giuridico specifico
    • Prerequisiti: Si richiede una conoscenza di base delle vicende storiche europee del XVIII secolo; in particolare della Rivoluzione francese, sino alla fondazione dell'Impero napoleonico; inoltre si richiede un'adeguata conoscenza dei principali temi della storia medievale e moderna.
    • Propedeuticità: Istituzioni di diritto romano.

    INDICATORI DI DUBLINO PER UNITA' DIDATTICA

    UNITA' DIDATTICA 1: Il medioevo della prassi.

    Conoscenza e capacità di comprensione: Al termine dell’unità didattica lo studente dovrà conoscere le linee essenziali del diritto altomedievale. Egli dovrà saperne valutarne la complessità storica, in particolare per ciò che riguarda la sua origine non statale e la sua sostanziale “fattualità”.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Lo studente dovrà riuscire ad utilizzare alcuni concetti, come quello di un diritto senza Stato, in contesti differenti da quello altomedievale.

    Autonomia di giudizio: Con questa prima unità didattica lo studente dovrà essere in grado di acquisire un punto di vista sul diritto meno scontato di quello normalmente in circolazione.

    Abilità comunicative: Al termine dell’unità didattica lo studente dovrà maneggiare con maggiore disinvoltura alcuni temi e nozioni giuridiche sia nella loro dimensione storica sia nella loro dimensione attuale.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare una certa comprensione dei processi del divenire storico.

    UNITA' DIDATTICA 2: Il medioevo sapienziale.

    Conoscenza e capacità di comprensione: Lo studente, attraverso un’analisi dei principali temi del diritto basso medioevale, dovrà comprendere come esso non sia un fenomeno irrelato rispetto all’esperienza storica che lo genera e che ogni società è capace di produrre il diritto più consono alle proprie esigenze sociali ed economiche.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: L’analisi della pluriordinamentalità del diritto medioevale dovrà servire allo studente per leggere anche fenomeni attuali, come quello della globalizzazione e della astatualità di parte del diritto contemporaneo.

    Autonomia di giudizio: Al temine dell’unità didattica lo studente dovrà saper valutare il fenomeno giuridico come esperienza in trasformazione.

    Abilità comunicative: Lo studente dovrà mostrare di avere una buona familiarità, anche espositiva, dei principali temi della storia giuridica medievale.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà dimostrare di aver assimilato le principali strutture del diritto medioevale.

    UNITA' DIDATTICA 3: Il superamento del sistema di diritto comune

    Conoscenza e capacità di comprensione: Lo studente, attraverso l’analisi del pensiero dei principali autori che in epoca moderna si applicarono nel superare il sistema di diritto comune, dovrà acquisire una buna conoscenza dei principali temi storici che sul piano giuridico-istituzionale segnano lo sviluppo di questo periodo storico.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Lo studente dovrà essere capace di individuare l’origine di alcuni temi che costituiscono il fondamento della contemporaneità sul piano storico-giuridico quali l’emersione dello Stato e la nascita dei diritti dell’uomo.

    Autonomia di giudizio: Lo studente, al termine dell’unità didattica dovrà saper individuare l’origine, relativamente recente, di alcuni temi che hanno percorso per intero l’epoca contemporanea.

    Abilità comunicative: Lo studente dovrà mostrare di saper individuare e descrivere, con proprietà di linguaggio, le principali linee critiche al sistema di diritto comune espresse, in primo luogo, dagli autori illuministi.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare di aver compreso la necessaria relatività storica dei sistemi giuridici.

    UNITA' DIDATTICA 4: L’età delle codificazioni

    Conoscenza e capacità di comprensione: Lo studente, attraverso l’analisi dei principali tentativi di codificazione operati nei vari stati europei a cavallo tra Sette e Ottocento, dovrà acquisire la piena consapevolezza del significato, sul piano dell’organizzazione giuridico-isituzionale, dell’avvento dei codici.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Al termine dell’unità didattica lo studente dovrà avere piena consapevolezza delle differenze che connotano un sistema retto dal diritto comune rispetto ad uno retto dal diritto codificato.

    Autonomia di giudizio: Lo studente dovrà saper valutare, sul piano critico, le principali spinte economiche e sociali poste alla base della trasformazione di un sistema giuridico.

    Abilità comunicative: Lo studente, alla fine dell’unità didattica, dovrà aver assimilato i termini e i concetti essenziali posti alla base di un sistema di diritto codificato.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare una buona capacità di apprendimento delle dinamiche storiche sottese da profondi processi di trasformazioni intervenuti in ambito giuridico.

    UNITA' DIDATTICA 5: Parte monografica.

    Conoscenza e capacità di comprensione: L’unità didattica è dedicata all'analisi di una questione particolare, ossia il tema della responsabilità dell'individuo (e della sua imputabilità) nella scienza giuridica del XIX secolo.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Lo studente dovrà saper applicare le abilità apprese nel corso al caso specifico.

    Autonomia di giudizio: Lo studente dovrà saper contestualizzare storicamente un tema storico-giuridico e dovrà essere capace di valutare i legami di alcuni questioni e temi con la contemporaneità.

    Abilità comunicative: Lo studente dovrà essere capace di utilizzare una terminologia adeguata rispetto al tema proposto.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare di aver sviluppato una capacità di osservazione dall’esterno del fenomeno giuridico, sfuggendo così a quella dall’interno alla quale è tenuto nell’ambito degli insegnamenti di diritto positivo.

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    LIBRI DI TESTO

    • P. Grossi, L'ordine giuridico medievale, Roma-Bari, Laterza, 2006
    • A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa, volume secondo, Milano, Giuffrè, 2005, pp. 116-222; 227-358; 395-617. 
    • P. Marchetti, L’Inconscio in tribunale. Azioni incoscienti e diritto penale da Charcot alle neuroscienze, Milano, Franco Angeli, 2015


     MATERIALE DI APPROFONDIMENTO

    Non è al momento disponibile materiale di approfondimento per questo corso

    PROVE INTERMEDIE

    • Unità didattica 1-2 : metà aprile, prova orale
    • Unità didattica 3-4 : metà maggio, prova orale

  • Argomento 1

    Il collasso delle strutture istituzionali e amministrative dell'Impero romano d'Occidente determinò un progressivo indebolimento delle articolazioni statali proprie di questo formidabile edificio politico, aprendo la strada ad una nuova esperienza storica sul piano dell'organizzazione delle società europee

    • Argomento 2

      Giustiniano fu l'ultimo a tentare una ricomposizione dell'unità imperiale romana. Il suo disegno era di ampio respiro, volendo  egli raggiungere tre obiettivi: riunificare l'Impero, dotare i suoi territori di un diritto uniforme, ricomporre i dissidi che stavano attraversando la religione cristiana. Se sul piano politico la sua riconquista si arrestò, per lo più, alla penisola italiana, su quello normativo il suo disegno fu coronato da pieno successo. Con l'ausilio di Triboniano dette infatti vita ad una formidabile unificazione del diritto romano, raccolto in tre parti: Codice, Digesto e Istituzioni (seguite dalla pubblicazione delle Novelle Costituzioni). Sul piano religioso la Chiesa cristiana continuò ad essere attraversata da conflitti ed eresie

      • Argomento 3

        Il medioevo può essere considerato  un periodo storico compatto, dotato cioè di alcuni elementi di struttura uniformi che rendono la distinzione storiografica tradizionale tra "alto medioevo" e "basso medioevo" abbastanza insoddisfacente. Considerando la centralità assunta dal diritto nella società medievale, Paolo Grossi propone una distinzione tra "medioevo della prassi" e "medioevo sapienziale" che sembra descrivere meglio questa epoca storica nel suo complesso. Tra le caratteristiche che segnarono il medioevo sul piano politico-istituzionale devono essere considerate: l'incompiutezza del potere politico e la relativa indifferenza di quest'ultimo verso il diritto

        • Argomento 4

          La raffinata cultura giuridica che aveva caratterizzato l'epoca romana subisce una decisiva battuta d'arresto nel medioevo della prassi. Da un punto di vista antropologico l'uomo medievale intrattenne un rapporto con la natura che lo fece regredire ad un atteggiamento di tipo "primitivo". La natura sfuggiva totalmente al suo controllo e si presentava, al contempo, come esclusiva fonte di sopravvivenza e minaccia mortale. In questo contesto sono le "cose" che acquistarono un valore fondamentale, tanto da dare vita ad un fenomeno che Grossi definisce "reicentrismo medioevale"

          • Argomento 5

            I fatti capaci di assumere un valore normativo fondamentale nel medioevo della prassi furono: la terra, il sangue e la durata. La prima, in quanto fonte di sopravvivenza, in un quadro "ecologico" decisamente precario, sembrava dettare le regole, anche giuridiche, del suo  sfruttamento  ottimale. Il sangue, inteso come legame familiare e di gruppo, era l'elemento che garantiva la migliore coesione sociale. Infine la durata, concepita come capacità del passare del tempo di rendere stabili determinati assetti giuridici, garantiva la selezione delle norme più adeguata alla conduzione delle vita dei gruppi che abitavano un determinato territorio.

            • Argomento 6

              Per tutto il medioevo la Chiesa cristiana giocò un ruolo fondamentale nella organizzazione della società dell'epoca. Sul piano giuridico solo in ambito canonico continuò o sopravvivere una elaborazione del diritto di natura più speculativa e meno legata all'elemento della fattualità. La cifra del diritto della Chiesa (che aveva una fortissima incidenza nella vita quotidiana di tute le persone) era quella di mantenere immobile l'elemento "divino", rendendo elastico quello "umano"

              • Argomento 7

                Il passaggio tra primo e secondo millennio fu contrassegnato da alcune trasformazioni economiche e sociali che interessarono i territori europei. Si assistette, ad esempio, ad una crescita demografica legata ad un arretramento delle grandi epidemie. L'introduzione dell'aratro pesante e della rotazione delle colture dettero origine ad un surplus di prodotti che stimolava una loro commercializzazione. Questi ed altri cambiamenti contribuirono alla riapertura di strade e rotte di commercio prima non utilizzate. Ad una società più complessa doveva così corrispondere un diritto più elaborato.La consuetudine, in altre parole, non si mostrava più capace di reggere, da sola, questa nova organizzazione degli assetti economici e sociali

                • Argomento 8

                  Il medioevo definito da Paolo Grossi "sapienziale" è contrassegnato dalla nascita dell'Università di Bologna. Sulla spinta degli studi condotti da Irnerio e dai suoi discepoli sul diritto giustinianeo (e sulla base della legittimazione offerta dall'imperatore Federico Barbarossa) si costituì nella città emiliana il primo centro di studi giuridici capace di richiamare studenti da tutta Europa. Nei decenni successivi nacquero altre università in diverse città sia nella penisola italiana sia di altri paesi europei. Il metodo di studio che fu inizialmente adottato per avvicinarsi alle raccolte di Giustiniano fu quello definito della Glossa (per il fatto che le osservazioni alle norme venivano annotate a margine dei testi normativi). Dalla seconda metà del XIII secolo esso fu progressivamente sostituito da quello del Commento, meno concentrato sulla discussione sistematica di singoli passi dei testi giustinianei 

                  • Argomento 9

                    Nonostante, questa trasformazione (legata alle esigenze del tempo), non mutarono gli elementi strutturali dell'organizzazione politico-giuridica medioevale. Il potere politico continuò a disinteressarsi del diritto (almeno di quello che oggi definiremmo privato). Il princeps non assunse la veste di legislatore, ma mantenne la sua funzione di princeps-iudex e la iurisdictio continuò a rappresentare (più che la capacità di produrre diritto) la cifra del potere politico. In questo senso il giurista medievale costituì il raccordo fondamentale per dare adeguata veste normativa ai nuovi assetti, non solo economici che si andavano formando. L'effettività del diritto (rappresentata dalla consuetudine) veniva così affiancata da un elemento di validità forte (e cioè il suo ancoraggio al diritto giustinianeo)

                    • Argomento 10

                      Anche nel medioevo sapienziale la presenza della Chiesa fu fondamentale. Sul piano giuridico, parallelamente alla formazione del diritto civile, si costituì un consolidato corpo di norme canonistiche. Il monaco Graziano con il suo Decretum può essere considerato all'origine di questo percorso. La novità dell'opera di Graziano non risiedeva tanto nel fatto di cercare di dare maggiore sistematicità alle norme del diritto canonico, quanto quella di commentarne (attraverso i suoi dicta) il contenuto, cercando di eliminarne le aporie (il titolo originale dell'opera era infatti Concordia discordantium canonum). Nel contesto del diritto canonico la dimensione dell'aequitas assumeva un ruolo fondamentale. In realtà anche nell'ambito del diritto civile questa categoria rivestiva un ruolo essenziale, ma la sua declinazione canonistica era maggiormente legata alle figure della "dissimulatio" e della "tollerantia"

                      • Argomento 11

                        Il sistema di diritto comune che contrassegnò il diritto dei paesi dell'Europa continentale sino al XIX secolo si caratterizzava per la covigenza di una pluralità di corpi normativi. Da una parte, infatti, si collocava il Corpus iuris di Giustiniano (che progressivamente venne affiancato dal diritto canonico, sino ad assumere la veste di due facce della stessa medaglia), dall'atra tutti i diritti particolari (consuetudine, diritto del principe, diritto delle corporazioni e delle città, ecc.) che con questo entravano in rapporto dialettico. Questi due ambiti normativi (ius commune e iura propria) si affiancavano, in epoca medioevale, senza dare origine ad una vera e propria gerarchia delle fonti. Da questo punto di vista, per comprendere l'originalità di tale esperienza giuridica, Paolo Grossi suggerisce di richiamarsi ad un giurista moderno, Santi Romano (vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo) il quale elaborò la teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici. Il primo storico del diritto ad utilizzare questa chiave di lettura del medioevo giuridico fu (verso la metà del '900) Francesco Calasso. Paolo Grossi ne propone un aggiornamento, nella convinzione (contrariamente a Calasso) che il medioevo sia un'epoca contrassegnata dall'assenza di un ordinamento giuridico statale superiore agli altri ordinamenti

                        • Argomento 12

                          Con la fine del medioevo non tramontò anche il sistema di diritto comune. Bisognerà attendere il XIX secolo, e cioè l'epoca delle codificazioni, per vedere mutare del tutto l'ordine che aveva retto il diritto dell'Europa continentale per circa sette secoli. In questo lungo periodo, è chiaro, avvennero trasformazioni non indifferenti. L'autorità politica centrale, tra tutti gli attori politici medioevali, fu quella che andò progressivamente acquistando potere. Parallelamente a questo processo il diritto del sovrano reclamò un peso sempre maggiore. Sul piano teorico si formarono dottrine, come quella di Hobbes, che attribuivano al sovrano (ed allo Stato) una centralità assoluta. Sul piano delle soluzioni normative vi furono poi autori (come Domat, Pothier, Pufendorf, Leibniz e altri) che gettarono le basi tecnico-teoriche (senza mai giungere ad una formulazione completa) dell'idea di codice
                          • Argomento 13

                            Il pensiero illuminista, anche in ambito giuridico, fu quello che ruppe definitivamente il legame con l'Antico regime. I quattro autori che, da questo punto di vista, contribuirono maggiormente a tale frattura furono Rousseau, Montesquieu, Voltaire e Beccaria. Rousseau, per spiegare l'origine della società, riprendeva la teoria contrattualista di origine giusnaturalista, ma ne mutava radicalmente il segno. L'uomo di natura, infatti, a differenza di quello di matrice hobbessiana, non era aggressivo, ma sostanzialmente pacifico. Da questo punto di vista non c'era bisogno di un contratto con un sovrano, essendo sufficiente un patto tra tutti i futuri cittadini. In questo modo Rousseau elaborava una nozione moderna di democrazia. Da tale presupposto discendevano i postulati dell'edificio politico-istituzionale ideato da Rosseau: democrazia diretta; presenza di un grande legislatore privo di potere politico, ma dotato solo di un potere di proposta; educazione delle minoranze dissenzienti, ecc.
                            • Argomento 14

                              Montesquieu rappresenta il secondo "pilastro" dell'illuminismo giuridico. Attraverso la sua opera Lo spirito delle leggi questo autore dava delle formazioni politiche e del diritto un immagine "relativista". Ogni paese, anche dal punto di vista istituzionale, era infatti il frutto di numerose variabili (origine storica, collocazione geografica, tradizioni, religione, ecc.) che ne determinavano l'assetto. Tale discorso valeva anche per il diritto e per le forme di governo. Tra le forme di governo Montesquieu ne individuava principalmente tre: quella dispotica, quella monarchica e quella repubblicana. Nessuna di queste forme di governo era migliore delle altre. Ognuna si mostrava però più adatta ad un determinato popolo. Tra le forme di governo solo quella repubblicana e quella monarchica (nel caso di una monarchia limitata nei suoi poteri) avevano come propria finalità la libertà dei cittadini. E solo in queste forme di governo poteva aver luogo la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario)
                              • Argomento 15

                                La visione offerta da Adriano Cavanna di un pensatore come Voltaire sembra non in linea con quella solitamente presentata agli studenti nelle scuole medie superiori. Da campione della libertà, infatti, Voltaire si trasforma, nelle pagine di Cavanna, in un pensatore molto controverso, caratterizzato non solo da tratti di profondo elitismo, ma da forti venature razziste e antisemite. L'elemento di sorpresa che questa presentazione può suscitare va però filtrata attraverso una contestualizzazione storica del personaggio che non poteva non risentire dei tratti tipici della cultura dell'epoca. Cultura in cui l'antisemitismo e la superiorità della razza bianca rispetto a tutte le altre erano due dati quasi scontati. In tema di critica al diritto penale d'Antico regime però, anche per Cavanna, Voltaire riacquista la sua veste consueta di autore che combatte per la libertà ed i diritti dei cittadini.
                                • Argomento 16

                                  Cesare Beccaria fu indubbiamente l'autore che più contribuì alla fondazione dei principi del moderno diritto penale. Il suo libro Dei delitti e delle pene, infatti, rappresenta una sorta di compendio di quei valori che diverranno, a partire dal secolo successivo, i tratti caratterizzanti delle legislazioni penali europee: presunzione d'innocenza, irretroattività della legge penale, divieto d'analogia, ecc. Il libro (in verità l'unica opera di rilievo di Beccaria) fu partorito nel clima della Milano illuminista della seconda metà del XVIII secolo, che vedeva molti giovani (tra cui i fratelli Verri) in piena assonanza con la nuova temperie culturale dell'epoca.
                                  • Argomento 17

                                    Tra XVIII e XIX secolo furono condotti, in vari paesi dell'Europa continentale, numerosi tentativi di riordinare il diritto allora vigente. In Prussia si segnala l'intervento di Federico II il quale avviò il processo di riforma del diritto dei suoi territori che portò alla promulgazione nel 1794 del Diritto territoriale generale per gli Stati del Regno di Prussia (ALR). Tale corpo normativo sostituiva il previgente diritto romano e si costituiva quale interlocutore (in qualità di diritto comune) dei vari diritti locali prussiani
                                    • Argomento 18

                                      Nell'area austriaca il processo di riforma del diritto fu iniziato da Maria Teresa, sovrana molto sensibile alle nuove tendenze culturali di stampo giusnaturalista. Per vedere dei risultati concreti del processo di riforma bisognerà attendere però il figlio di Maria Teresa, Giuseppe II, che promulgò nel 1787 un moderno codice penale (codice riformato da Francesco I nel 1803). Per una riforma completa del diritto civile bisognerà attendere invece il 1811, e cioè l'anno in cui vide la luce, sotto l'impero di Francesco I, l'ABGB
                                      • Argomento 19

                                        Un discorso a parte merita la legislazione di Leopoldo II, granduca di Toscana. Secondogenito di Maria Teresa d'Austria, Pietro Leopoldo, per ragioni dinastiche divenne granduca di Toscana dal 1765 al 1790. La sua attività di riforma nello stato della penisola italiana fu intensa, ma forse l'opera più importante è rappresentata dalla riforma del diritto penale. Quest'opera fu incarnata nella cosiddetta Leopoldina, testo normativo promulgato nel 1786. Con la Leopoldina venivano introdotti nella legislazione penale toscana molti dei principi che Beccaria aveva indicato nel suo famosissimo pamphlet: presunzione d'innocenza, irretroattività della legge penale, abolizione della tortura giudiziaria, abolizione della pena di morte, ecc. Tale testo normativo, però, non può essere considerato un codice moderno (almeno dal punto di vista formale) per una serie di ragioni: non distingueva il diritto penale sostanziale da quello processuale, le norme erano formulate in maniera prolissa e, soprattutto, non abrogava completamente il diritto previgente, mantenendo in vita un sistema simile a quello di diritto comune
                                        • Argomento 20

                                          La Rivoluzione francese, anche da un punto di vista storico-giuridico, rappresenta una sorta di crinale storico. Durante tutto il periodo rivoluzionario furono completamente ridefiniti gli assetti giuridici di Antico regime. Nell'ambito del diritto civile, attraverso quello che viene definito droit intermédiaire, fu completamente ridisegnata la regolazione della vita giuridica della famiglia (introduzione del divorzio, assimilazione dei figli naturali a quelli legittimi, contenimento della patria potestà, istituzione degli eredi necessari e legittimi, ecc.). In ambito penale, nel 1791 con il codice detto Lepeletier, vennero recepiti nella legislazione francese i valori espressi dall'illuminismo giuridico. Nel 1795 il primo codice di procedura penale adottato in Francia introdusse i principi della pubblicità e dell'oralità (in sostituzione di quelli della scrittura e della segretezza che avevano caratterizzato la legislazione d'Antico regime) e previde l'istituto della giuria come giudice del fatto, attribuendo ai giurati la libertà di valutazione delle prove.
                                          • Argomento 21

                                            Dopo il fallimento di numerosi tentativi, nel 1804 vide la luce il Code civil francese (conosciuto come Code Napoléon). Questo codice smussava molte delle punte più avanzate della legislazione civile rivoluzionaria (soprattutto in tema di famiglia), ma evitava di fare ritorno alla legislazione di Antico regime. I tre pilastri fondamentali del codice erano la famiglia, la proprietà e il contratto. Nel primo caso riacquistava peso la figura del padre (fortemente ridimensionata nelle sue prerogative dalla legislazione rivoluzionaria). Per quanto concerne il contratto veniva introdotto il principio consensualistico. I suoi effetti costitutivi venivano cioè legati alla manifestazione del consenso delle parti e non alla trasmissione della cosa. Per quanto riguarda la proprietà essa veniva concepita come un diritto dotato della massima estensione (senza cioè quelle possibilità di limitazione che ne avevano caratterizzato il regime dal medioevo in poi).
                                            • Argomento 22

                                              Parte monografica. Il tema della responsabilità penale assume, al passaggio tra XVIII e XIX secolo, una fisionomia del tutto particolare. Sulla spinta delle trasformazioni che interessarono l'alienistica di antico regime (e che dettero origine alla moderna scienza psichiatrica) si inizia a profilare una diversa nozione di alienazione mentale che non può non coinvolgere anche il diritto. In particolare negli ultimi decenni dell'Ottocento, in virtù delle idee espresse in primo luogo dallo psichiatra veronese Cesare Lombroso, questa interferenza di saperi si rende evidente al massimo grado. Parallelamente al discorso antropologico-criminale di stampo lombrosiano si sviluppa, però, un altro filone di ricerca, nell'ambito delle scienze psicologiche, che produrrà un'ulteriore interferenza tra medicina e diritto, ossia l'indirizzo volto a indagare i rapporti esistenti tra i motivi inconsci che motivano un individuo all'azione e l'appartenenza di queste ultime alla sua personalità