Indice degli argomenti

  • Storia del diritto e della scienza penale - Prof. Paolo Marchetti - a.a. 2015/2016

    Curriculum accademico
    Si è laureato in giurisprudenza presso l'Università di Macerata conseguendo la votazione di 110 con lode;
    Nell'anno accademico 1991/92 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia del diritto moderno;
    Nel 1995 ha vinto una borsa di studio NATO-CNR presso il GERN di Parigi;
    Ha partecipato alla ricerca CNR diretta dal professor Mario Sbriccoli dell'Università di Macerata:Alle origini del moderno sistema accusatorio. Teorie della prova nei sistemi europei del sec. XIX (Francia, Germania, Inghilterra), progetto presentato nel 1990;
    Nel 1998 ha vinto un concorso per ricercatore universitario (settore disciplinare N19X) presso l'Università degli Studi di Teramo;
    Dall'anno accademico 2001/2002 è professore associato in Storia del diritto italiano nell'Università degli Studi di Teramo;
    Ha partecipato al PRIN 2004 coordinato dal prof. Mario Sbriccoli: L'inchiesta giudiziaria tra Otto e Novecento, dirigendo l'Unità di ricerca teramana: L'inchiesta giudiziaria nel processo politico tra Otto e Novecento. Nel 2008 ha trascorso un soggiorno di studio all'Università di Berkeley, in California
    Dall'anno accademico 2012/2013 è professore di prima fascia in Storia del diritto italiano nell'Università degli Studi di Teramo. Dopo essere stato Presidente della commissione paritetica professori-studenti è attualmente Presidente del Corso di laurea Magistrale in giurisprudenza e delegato del Rettore alla Commissione biblioteche presso la CRUI


    OBIETTIVI DEL CORSO, PREREQUISITI E PROPEDEUTICITA'

    • Obiettivi formativi generali: Obiettivo del corso è quello di rendere consapevole lo studente di come le scelte operate in ambito penale incidano sul grado di civiltà di un paese. L’analisi dell’evoluzione del sistema penale italiano, dall’Unità sino alla Costituzione repubblicana, costituirà l’esperienza storica sulla base della quale misurare la validità di questo assunto.
    • Prerequisiti:  Sul piano dei prerequisiti lo studente dovrebbe avere un minimo di familiarità con le principali tematiche relative al diritto ed al processo penale.
    • Propedeuticità: Non sono richieste propedeuticità

    INDICATORI DI DUBLINO PER UNITA' DIDATTICA

    UNITA' DIDATTICA 1: Il processo di codificazione penale in Italia.

    Conoscenza e capacità di comprensione: Al termine dell’unità didattica lo studente dovrà conoscere le linee principali del processo di codificazione penale in Italia, dalle codificazioni preunitaria al codice Zanardelli. Dovrà altresì

    ì essere capace di inserire questo processo, connotato in ogni caso da tratti di assoluta specificità, nel contesto generale europeo

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Lo studente dovrà riuscire ad utilizzare alcuni tratti tipici della codificazione penale in Italia come chiave di lettura degli esiti più recenti della legislazione penale italiana.

    Autonomia di giudizio: Al termine di questa prima unità didattica lo studente dovrà essere in grado di valutare le principali problematiche connesse al processo di codificazione penale in Itala.

    Abilità comunicative: Lo studente dimostrare di aver appreso un linguaggio storico giuridico adeguato alle tematiche trattate in ambito penalistico.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare una certa comprensione dei processi del divenire storico.

    UNITA' DIDATTICA 2: Il problema della criminalità recidiva e le teorie sulle ragioni dell'agire criminale

    Conoscenza e capacità di comprensione: Lo studente dovrà conoscere le principali correnti penali che alla fine dell’Ottocento popolavano il panorama degli studi giuridici, non solo in Italia. Dovrà altresì comprendere le differenti prospettive relative al trattamento della criminalità, in particolare quella recidiva, che queste correnti proponevano.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: L’analisi dei differenti approcci al tema della criminalità dovrà offrire allo studente una griglia di lettura applicabile anche a temi propri della contemporaneità.

    Autonomia di giudizio: Al temine dell’unità didattica lo studente dovrà saper valutare la funzione essenziale del diritto penale nell’ambito delle moderne società.

    Abilità comunicative: Lo studente dovrà mostrare di avere una buona familiarità, anche espositiva, dei principali temi della storia del diritto penale.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà aver assimilato le strutture fondamentali del moderno diritto penale (sia sostanziale che processuale).

    UNITA' DIDATTICA 3: Il diritto penale in Italia, dalla crisi dei regimi liberali alla Costituzione repubblicana

    Conoscenza e capacità di comprensione: Lo studente dovrà conoscere le principali linee di trasformazione del diritto penale in Italia dalla fine dell’Ottocento sino alla Costituzione repubblicana.

    Capacità di applicare conoscenza e comprensione: Lo studente dovrà essere capace di valutare l’incidenza della esperienza storica più recente nella formulazione dei principi costituzionali che contrassegnano la nostra Costituzione

    Autonomia di giudizio: Lo studente, al termine dell’unità didattica dovrà saper assumere una posizione critica circa la possibile torsione autoritaria che il diritto penale può assumere in determinate circostanze.

    Abilità comunicative:Lo studente dovrà mostrare di saper individuare e descrivere, con proprietà di linguaggio, le principali tematiche del diritto penale a cavallo tra Otto e Novecento.

    Capacità di apprendimento: Lo studente dovrà mostrare di aver compreso la necessaria relatività storica dei sistemi penali e come essi segnino il grado di civiltà, non solo giuridica, di un paese.


    LIBRI DI TESTO

    • P. Marchetti, L'armata del crimine. Teoria e repressione della recidiva in Italia. Una genealogia, Ancona, Cattedrale, 2008;
    • P. Marchetti, L'Inconscio in tribunale. Azioni incoscienti e diritto penale. Da Charcot alle neuroscienze, Milano, Franco Angeli, 2015.


    MATERIALE DI APPROFONDIMENTO

    PROVE INTERMEDIE

    • Gli studenti, al temine di ogni unità didattica, presenteranno una relazione sulla base del materiale didattico fornito dal docente.

  • Argomento 1

    All'inizio del XIX secolo il diritto penale (come ogni altro diritto) subì una profonda trasformazione in tutti i paesi dell'Europa continentale. Sull'onda dei principi proclamati dall'illuminismo giuridico e sulla spinta delle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione francese esso si trovò ridisegnato sia nei profili formali che sostanziali

    • Argomento 2

      Nella penisola italiana, nonostante il tentativo di alcuni sovrani di ripristinare l'ordinamento penale (sia sul piano sostanziale che processuale) di antico regime, la soluzione codicistica si mostrò ineludibile. A parte lo Stato pontificio, tutti gli stati italiani preunitari (anche se in tempi diversi) si dotarono di propri codici. Il modello rimase per tutti quello del codice penale napoleonico. Per l'importanza che assumeranno all'indomani dell'unità devono essere messi in evidenza i codici sardo-piemontese, toscano e borbonico.

      • Argomento 3

        All'indomani dell'unità l'Italia si trovò di fronte ad una prima emergenza, quella del brigantaggio. Non scevra da connotazioni politiche questo fenomeno venne avvertito come una minaccia mortale all'unità appena conquistata. La repressione del brigantaggio fu avviata con strumenti eccezionali (come la dichiarazione di stato d'assedio, con tutti i suoi correlati come l'affidare la giustizia ai militari) e misure illiberali che, adottate in via provvisoria, si insediarono a lungo nel sistema penale italiano (come la legge Pica in difesa dell'ordine pubblico)

        • Argomento 4

          L'emergenza rappresentata dal brigantaggio rallentò enormemente la promulgazione di un codice penale per l'Italia unita. Bisognerà aspettare quasi trent'anni perché, nel 1889, veda la luce il codice Zanardelli. Nel frattempo su molte questioni il dibattito, in sede parlamentare, fu acceso non riuscendosi a trovare una posizione condivisa (tipico è il caso della pena di morte). Alla fine prevalse lo schieramento più liberale, di cui il codice Zanardelli (alla cui compilazione contribuì non poco Luigi Lucchini) è una tipica espressione

          • Argomento 5

            Nel corso degli anni Ottanta del XIX secolo una nuovo indirizzo di studi penalistici prese avvio in Italia. Esso assunse il nome di Scuola positiva di diritto penale. Questo approccio ad diritto voleva affrontare il tema penale con gli strumenti (psicologia, sociologia, statistica, ecc.) che la scienza aveva messo a disposizione degli uomini per governare i fenomeni sociali. Questa scuola, capitanata da Lombroso, Ferri e Garofalo, ebbe la capacità di estendere i propri principi in tutto il mondo. Essa rimase però minoritaria, ne è prova il fatto che non ebbe nessuna influenza nella promulgazione del codice Zanardelli

            • Argomento 6

              L'idea lombrosiana di "uomo delinquente" anche se non fu universalmente accettata, modificò in parte l'approccio alla materia penale. Più che il delitto era il delinquente a divenire il centro della riflessione scientifica. L'analisi della società europea dell'epoca, a detta di molti autori di indirizzo positivista, portava a concludere che essa era minacciata da un vero e proprio esercito criminale rappresentato da soggetti che ricadevano nel crimine, insensibili ad ogni intimidazione o intervento rieducativo

              • Argomento 7

                La recidiva fu una vera e propria ossessione della società occidentale del XIX secolo. Sul piano dogmatico molti penalisti cercarono di definire i principi di questo insolito istituto giuridico (in antico regime tale istituto era stato poco definito). Sul piano sociale si cercarono di apprestare mezzi per tentare di tentare di allontanare i recidivi dalla società. La deportazione, da questo punto di vista, fu un tipo di misura che sembrava adatta allo scopo. Essa però non fu comminata come pena in ragione della gravità del reato commesso, ma come misura amministrativa in ragione della pericolosità del criminale. In Francia fu introdotta nel 1885. Anche in Italia si tentò di introdurla qualche anno dopo, ma senza esito. 

                • Argomento 8

                  Il pericolo rappresentato dalla criminalità recidiva fu un potente volano anche per introdurre nei vari ordinamenti penali tecniche di razionalizzazione degli apparati giudiziari e strumenti certi di identificazione degli individui. In questa ottica può essere letta l'introduzione dei casellari giudiziari, come l'uso della fotografia segnaletica o delle impronte difgitali

                  • Argomento 9

                    Nel 1910 Arturo Rocco in una sua prelezione all'Università di Sassari definisce i postulati dell'indirizzo di studi che dominerà il panorama penalistico italiano fino agli anni Sessanta del XX secolo. Tale indirizzo assunse il nome di "indirizzo tecnico-giuridico". Per Rocco il diritto penale della sua epoca rischiava di essere soffocato da discipline quali la sociologia, la medicina, la statistica, la psicologia. Per evitare questo esito bisogna tornare alla dogmatica. Sull'esempio del diritto civile, anche quello penale doveva costruirsi come un modello formalizzato, senza relazioni (se non come mezzi di semplice supporto) con altre discipline.

                    • Argomento 10

                      Anche durante il fascismo l'indirizzo tecnico-giuridico sarà quello prevalente nell'ambito degli studi penalistici. Il codice Rocco (materialmente confezionato da Arturo, ma che deve il suo nome al fratello, ministro guardasigilli, Alfredo) ne raccoglierà l'eredità. Fedele all'impostazione tradizionale del diritto penale, il codice Rocco sarà però fortemente permeato dai valori illiberali del fascismo. Durante il ventennio il diritto penale nel suo complesso subirà una forte torsione autoritaria. I penalisti dell'epoca, caduto il fascismo, cercarono di sostenere che solo grazie al loro operato il diritto penale non aveva preso derive totalitarie, come era accaduto nella Germania nazista